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Era ora: varato l’accordo per i giornalisti nella PA

Undici mesi fa era stata finalmente firmata la preintesa tra noi (Fnsi), Aran e le confederazioni sindacali per la “regolamentazione di raccordo” del personale giornalistico dipendente nella pubblica amministrazione.

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Ispettori, li rimpiangeremo…

Gli ispettori dell’Inpgi, pochi ma esperti e superefficienti, hanno fatto un grande lavoro in questi anni a beneficio dell’ampliamento della categoria, oltre a riparare molti torti. Dal riconoscimento della subordinazione o della parasubordinazione nell’attività di molti colleghi, ch’erano stati assunti con altri e fantasiosi contratti ovvero non assunti del tutto, sino al riconoscimento di ruoli e gradi diversi (cioè superiori) rispetto a quelli attribuiti loro dall’editore. Proprio i ricorsi avversi degli editori hanno consentito ai giudici del lavoro di ridisegnare, con le loro sentenze, i confini della professione. Ovvero conta cosa si fa e non dove lo si fa: e fu il caso dei colleghi che la Rai invece contrattualizzava come programmisti-registi. O anche conta cosa si fa e non quando lo si fa: ed è ora il caso di colleghi impegnati nelle edizioni locali d’una testata online che la magistratura ha riconosciuto come dipendenti e non come collaboratori occasionali proprio per la “natura affievolita del concetto di subordinazione giornalistica”. Un esempio di questa subordinazione light la si trova nella sentenza, pubblicata lo scorso primo aprile (absit iniuria verbis…) sul sito inpginotizie.it. Il lessico è inevitabilmente quello giuridico: “Il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, ha giudicato fondata la pretesa contributiva dell’INPGI, originata da verbale ispettivo, conseguente alla riconduzione alla subordinazione ed alla parasubordinazione del rapporto di lavoro di numerosi giornalisti operanti presso un’azienda editoriale online. La società, al fine di garantire la copertura informativa nazionale attraverso una cospicua serie di edizioni locali, si avvaleva dell’apporto di personale giornalistico inquadrato nell’ambito della collaborazione occasionale, ma di fatto operante con modalità rientranti nell’alveo della subordinazione e della parasubordinazione giornalistica. La pronuncia ha avuto quindi occasione di ribadire i criteri discretivi relativi alla qualificazione del rapporto di lavoro in ambito informativo; in particolare ha sottolineato la natura affievolita del concetto di subordinazione giornalistica, conseguente all’elevato livello di creatività ed autonomia insita nella professione intellettuale. Tale peculiarità rende marginali ulteriori criteri l’osservanza di un orario di lavoro o il concreto e puntuale assoggettamento al potere di direzione e controllo. In relazione ai rapporti ricondotti a parasubordinazione, la sentenza ribadisce che la sussistenza della continuità nella prestazione lavorativa e del coordinamento con la struttura editoriale, di per sé escludono la natura occasionale della prestazione. La pronuncia ha infine il pregio di stabilire la prevalenza delle dichiarazioni testimoniali rese da coloro che, in quanto ormai estranei alla società, sono indifferenti rispetto alle parti in causa, rispetto a coloro che sono ad oggi ancora dipendenti della stessa”.
Ma ora che l’Inpgi confluisce nell’Inps che fine faranno questi ispettori superspecializzati che tanti torti hanno potuto raddrizzare con i propri controlli? Seguiranno i destini dell’attuale Inpgi confluendo nell’Inps, senza potersi più occupare di giornalisti e forse neppure di ispezioni. Altro discorso sarà quello del futuro neo-Inpgi, ossia dell’attuale Inpgi2…

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Meno tv più streaming. Cosa ci aspetta

Il Centro studi di Mediobanca ha pubblicato l’annuale report Media & Entertainment e se ne desume fra l’altro un trasferimento del consumo giovanile sulle piattaforme ed un invecchiamento dell’utenza della tv tradizionale.

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Il diritto di cronaca frenato dalla tutela dei diritti

«Il 2021 si è chiuso, ancora una volta, lasciandosi alle spalle i tanti fatti di una regione come la Lombardia da sempre ‘al centro della notizia’, dove l’organizzazione del territorio è tradizionalmente un modello per svariate altre realtà. Eppure, in tutti i capoluoghi le segnalazioni dei giornalisti sul campo indicano crescenti zone d’ombra nella libertà di stampa, denunciano il restringimento degli spazi di cronaca e lo svilimento del ruolo di chi si occupa di informare, che parrebbe voler essere ridotto a mero ufficio stampa delle istituzioni». Lo scrive il Milano Press Report 2021, ossia il bilancio sullo stato dell’Informazione del Gruppo cronisti dell’Associazione lombarda giornalisti.
«Le nuove regole sulla comunicazione in ambito giudiziario – denunciano i cronisti – stanno creando una situazione gravissima, un vero ‘vulnus’ per l’esercizio dell’informazione. Lo spirito positivo del cosiddetto Decreto Cartabia, volto alla tutela dei diritti, deve infatti trovare applicazioni diverse da quelle attuali, che ledono in modo grave non solo il diritto di cronaca, ma gli stessi concetti alla base della libertà d’informazione, cardine dei principi democratici. Rileviamo il paradosso di una situazione creata dalle istituzioni che va controcorrente rispetto alle raccomandazioni delle istituzioni medesime». Per il segretario generale Fnsi, Raffaele Lorusso, questo «report sul rapporto tra istituzioni e giornalismo tocca un tema fondamentale soprattutto in un momento in cui le restrizioni hanno portato il lavoro a essere effettuato sempre più da remoto».

 

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Approvati i bilanci della Lombarda

Lunedì scorso s’è tenuta al Cinema Teatro Anteo l’assemblea dei soci dell’Associazione Lombarda Giornalisti. Erano due anni che non ci si incontrava più in quella veste.

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