Sul sito del Fondo pensione complementare dei giornalisti italiani è disponibile un nuovo strumento di contatto personalizzato, il servizio "Parla con noi". Per accedere si può cliccare sul pulsante PARLA CON NOI presente in homepage (o da smartphone sulla voce nel menù a tre linee).
Vi si accede, inoltre, in fondo alla pagina dedicata ai Contatti, dove è possibile prendere un appuntamento (vocale o video) selezionando data e orario. Il personale è a disposizione per appuntamenti di 20 minuti su regole, prestazioni, chiarimenti sulle posizioni individuali ecc.
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. lunedì, mercoledì e venerdì dalle 11:00 alle 13:00,
Il Consiglio di indirizzo generale dell’Inpgi nella seduta del 23 aprile scorso, su proposta del Cda, ha approvato il bilancio consuntivo del 2025. È il primo bilancio che non contiene elementi riconducibili alla gestione sostitutiva, passata in capo all’Inps nel 2022 con un processo lungo e complesso.
Il risultato al 31 dicembre, ovvero l’utile di esercizio, è stato di 233 milioni 529.384 euro, il che porta il patrimonio netto a un miliardo 227 milioni 914.352 euro. Risultati eccezionali determinati in buona parte dal fenomeno delle ricongiunzioni, il trasferimento cioè dei contributi dall’Inps all’Inpgi. Su 260,774 milioni di euro di contributi 186,247 derivano infatti dai montanti contributivi trasferiti in base alla legge 45 del 1990, a fronte di 66,647 di contributi obbligatori, in linea con il 2024. Per contro la spesa per pensioni è stata di 21,904 milioni, rispetto ai 12,377 dell’anno precedente. Altre voci rilevanti del bilancio sono i 13,189 milioni di risultato della gestione patrimoniale, in crescita di circa due milioni, e i 10,890 milioni di costi di struttura, in calo rispetto agli 11,725 del 2024.
Vediamo quindi un patrimonio in crescita ultrarapida, contributi non obbligatori che si impennano (+115.794.989 ), un numero crescente di pensionati, da 2.118 a 2.656, e con pensioni più alte che passano da una media di 4.627 a 7.109 euro lordi annui.
Tutto questo è riconducibile all’attrattiva esercitata dalla normativa sulle ricongiunzioni che permette a chi è iscritto all’Inpgi e non ha un rapporto di lavoro dipendente di trasferire il proprio montante contributivo dall’Inps all’Inpgi con una rivalutazione che per chi ha avuto redditi alti compensa la perdita causata dal passaggio a un sistema contributivo puro; ormai molte aziende usano questa prospettiva per rottamare i giornalisti al posto dei più complicati prepensionamenti.
Difficile immaginare il bilancio Inpgi al netto di questo effetto, ma è chiaro che pensioni medie lorde sotto i 5mila euro annui sono il risultato di redditi da fame per poco tempo cucinati con un sistema contributivo che stride con il dettato del secondo comma dell’articolo 38 della Costituzione: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.
Il Cda e il Consiglio Generale dovranno discutere e deliberare nuove misure di welfare e ragionare su come riscrivere Statuto e Regolamenti, secondo molti di noi dovranno anche spingere per una nuova delibera della commissione sull’equo compenso e sull’innovazione contrattuale a favore dei lavoratori autonomi, ma purtroppo sono strade complicate e lunghe.
Sono i più numerosi, i più poveri, i più esposti al carovita: è la condizione dei giornalisti lavoratori autonomi, a cui rispondono le “tabelle minime professionali 2026”, presentate il 20 marzo scorso nella sede dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti dal presidente Paolo Perucchini e dalla Commissione Lavoro Autonomo Lombardia (Clal), presieduta da Simona Fossati. È stata anche l’occasione per parlare di equo compenso e di precarietà nel lavoro.
Le tabelle lombarde, approvate da Alg a dicembre scorso per i colleghi freelance della Lombardia, sono il frutto di un lavoro accurato che ha preso in esame le proposte di retribuzione libero professionali elaborate a partire dal 2000, in particolare le più recenti, e ha valutato esempi di retribuzione reali in Italia e all'estero. La formula si rivolge in primo luogo ai giornalisti a partita Iva retribuiti dietro presentazione di fattura.
I compensi tengono conto delle spese che deve sostenere un professionista che vuole realizzare un lavoro di qualità e crescere con strumenti e formazione adeguati. Al momento le tariffe interessano una forte maggioranza dei freelance lombardi e, tendenzialmente, tutti. Negli intenti, si tratta di una presa di posizione storica su una questione retributiva che chiama riflessioni urgenti anche al di là dei confini regionali.
Un po' di numeri.
Tra il 2019 e il 2023 – un arco di tempo che ingloba il passaggio nel 2022 dei giornalisti dipendenti all’Inps – le posizioni attive nell’Inpgi sono cresciute da 23 mila a 26 mila. Tra freelance e cococo i giornalisti lavoratori autonomi si avviano a doppiare i colleghi assunti nelle redazioni. Tuttavia, per quanto riguarda i redditi, il 70% dei freelance guadagna meno di 25 mila euro all’anno. Il Rapporto sul Giornalismo Italiano della Fondazione Murialdi riporta una retribuzione mediana di 15 mila euro annui per gli uomini, 13.500 per le donne: circa un quarto rispetto ai livelli medi dei giornalisti dipendenti.
Lombardia e Lazio insieme fanno il 56% dei giornalisti iscritti all’Ordine, circa 60 mila; di questi, oltre metà non è contribuente, e quindi non lavora (o lavora ed evade la contribuzione Inps o Inpgi, un dato che da solo meriterebbe un’inchiesta). Ma dei restanti, almeno 9 mila contribuenti solo Inpgi (questa è una stima), vivendo tra Milano e Roma, devono far fronte con bassi redditi all’alto costo della vita.
Questo scenario potrebbe risentire dei nuovi fattori di incertezza. Ne citiamo due ormai attualissimi: gli effetti dell'intelligenza artificiale e l'ingresso di editori “global” nel panorama giornalistico italiano.
L’IA, è ormai integrata nei programmi di scrittura usati nelle redazioni. Riscrive gli articoli e assembla notizie. Sui media, il fattore umano potrebbe contare sempre meno: l’avvento della scrittura “robotica” rischia di rendere potenzialmente qualunque giornalista un costo evitabile. Gli editori del futuro sapranno scommettere sulle persone (e sugli iscritti all’albo) o, affascinati dal fatto che la notizia prodotta da un chatbot costa meno, taglieranno redattori e, magari ancor prima, collaboratori esterni?
A noi piace pensare che un imprenditore accetta delle sfide, e che una di queste stia nel fare un’informazione seria, di livello e di qualità attraverso l’occhio, l’esperienza, la penna di un professionista. Assunto o ingaggiato a partita Iva poco importa: scommettere sul giornalista fa bene all’informazione perché questi riporta avvenimenti come li vede l’uomo (informato) e non un algoritmo.
Scommettere sul fattore umano fa bene anche all’editore? Probabilmente sì. Indagando la propensione all’ottimismo di 1.280 tra medici, dentisti, notai, avvocati iscritti ai rispettivi ordini, uno studio dell’Osservatorio Confprofessioni rivela che, pur in un contesto italiano “pessimista”, i titolari di un’azienda con più dipendenti o quelli che sono stati capaci di assumere personale nell’ultimo anno guardano al domani con tre-quattro punti di ottimismo in più. Chi crede nella relazione umana risparmia probabilmente di meno, eppure di fronte alle crisi vede meno nero.
l Consiglio Generale dell’Inpgi ha votato oggi sulla riforma dello Statuto che, come previsto dalla legge di bilancio, andava approvata entro il 31 gennaio.
A partire dal prossimo 17 ottobre il servizio telematico di accesso all’area web riservata messa a disposizione degli iscritti all’Inpgi sarà disponibile utilizzando anche le credenziali rilasciate dal Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid).