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Un nuovo praticantato... mezzo pieno
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Deontologico

Un nuovo praticantato... mezzo pieno

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Oreste Pivetta
 

Una nuova strada alla professione? Una “nuova” strada, non una strada in più, visto come le altre si sono ristrette ormai, fino, in alcuni casi, ad avvicinarsi alla chiusura,

conseguenza di quella che conosciamo come “crisi del sistema della informazione e della comunicazione”, crisi che è perdita ma anche trasformazione/ innovazione e pure rozza speculazione, come è facile constatare e come molti sperimentano e soffrono. 

Parliamo di “accesso”, come lo descrive l’articolo 34 della legge istitutiva dell’Ordine (sessant’anni di vita): pratica giornalistica presso un quotidiano, un’agenzia, una rete televisiva a diffusione nazionale con almeno quattro giornalisti redattori ordinari, diciotto mesi di lavoro al termine dei quali il praticante potrà richiedere al direttore responsabile una dichiarazione motivata sull’attività giornalistica svolta... Il fortunato praticante sosterrà infine l’esame di Stato. A quanti tocca? A pochi e sempre meno numerosi assunti secondo le regole: all’ultima sessione d’esame la settima parte dell’intera platea dei “concorrenti”. 

Le altre strade? In esaurimento quella che si è definita del “ricongiungimento” (provvedimento a tempo determinato per i pubblicisti che avessero voluto promuoversi professionisti). Sopravvive il “praticantato d’ufficio”. La parte del leone la fanno le scuole: un biennio che può costare fino a ventimila euro, più vitto e alloggio, naturalmente. Stiamo legittimando il “giornalismo dei ricchi”?

Il provvedimento, a interpretazione dell’articolo 34 della legge, adottato dal consiglio nazionale dell’Ordine come “modalità eccezionale, guarda a chi si vede quelle strade proibite, giornalista perché lavora da giornalista, ma non è legato ad una testata e collabora invece a giornali, radio, televisioni. Per giovarsene, dovrà dimostrare una “produzione giornalistica”, nel corso di almeno sei mesi, “comprensiva di scritti e/o fotografie e/o video e/o audio per giornali cartacei, radio e/o tv, piattaforme e canali on line e uffici stampa”. Giornalista di fatto, in campo aperto, senza tessera in tasca, dovrà certificare un determinato reddito (equiparabile al minimo lordo previsto per il praticante con meno di 12 mesi di servizio come previsto dal Contratto nazionale di lavoro). A questo punto potrà presentare domanda di praticantato, svolgere il praticantato per diciotto mesi, confermando lavoro e reddito, frequentando corsi  di formazione e acquisendo quindi crediti. Sempre sotto la guida di un tutor. Sarà il presidente dell’Ordine regionale, sentito il consiglio, ad accertare la compiuta pratica e quindi avviare l’aspirante professionista all’esame di Stato (dopo uno specifico corso di formazione). 

Ho raccontato un viaggio non breve verso il professionismo per dimostrare la severità del percorso immaginato: non è uno scivolo, è una camminata che prevede tanti momenti di verifica.

Conclusione. Qualcosa si muove nell’Ordine, riconoscendo chi lavora nella complicata realtà d’oggi (free lance, precari, collaboratori senza una testata di riferimento, senza un direttore responsabile) e imponendo e offrendo al tempo stesso formazione (in primo luogo deontologica), garanzia per tutti, operatori e lettori, in un momento chiave nell’orizzonte della vita democratica. Significa prendere atto della condizione presente della professione. Al futuro dovrà provvedere una riforma (la si sta per l’ennesima volta elaborando), che avrà tra i punti essenziali il conseguimento di una laurea come requisito per arrivare al giornalismo. Ma una riforma, qualsiasi riforma, resta nelle mani del Parlamento.

 

       
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