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Te lo dò io l'Ordine


Minzolini pietra tombale dell'Ordine? Sul gruppo di discussione di Nuova Informazione si è sviluppato un dibattito furibondo che - partito dall'indignazione per il silenziatore imposto dal neodirettore del Tg1 al caso Barigate, rinfocolata dalla sua pubblica autoassoluzione - si è presto trasformato nel noto tormentone dal titolo "Ma l'Ordine che ci sta a fare?". Da lì al rigurgito abrogazionista il passo può essere breve. Per questo sono stati chiariti gli estremi della discussione: quali i compiti dell'Ordine, cosa si può fare e da parte di chi. E soprattutto quali siano i precedenti. Partendo da alcuni piccoli, ma significativi (e molto faticati) successi messi a segno nell'Ordine nazionale da una testarda minoranza che però è spesso riuscita a trascinare al “buon” voto una maggioranza riottosa. Ma l'intervento dei nostri bravi ed eroici consiglieri nazionali "NI" ha rinfocolato ulteriormente la discussione. Che prosegue nel newsgroup. Ma di cui riportiamo due passaggi per rilanciare il tema anche su questo nostro sito. LA PIETRA CHE HA CREATO LA VALANGA. Tutto è partito dal seguente post: "Mi sembra incredibile che l'Ordine non intervenga in una vicenda come quella di Minzolini. Ma è solo la conferma dell'inutilità di questo albo che dovrebbe vigilare sulla professionalità della categoria e invece vigila solo sulla riscossione delle quote". LE COMPETENZE. Il procedimento disciplinare deve partire dall'Ordine del Lazio, dove il collega Minzolini è iscritto, su sollecitazione della redazione o del CdR del Tg1 (quest'ultimo in fase di rinnovo) che, per il momento, non hanno presentato alcun esposto. Poiché l'Ordine regionale può sì agire d'ufficio, ma nel caso vi siano palesi violazioni di diritti personali. Anche un qualsiasi iscritto all'Albo o perfino un privato cittadino possono richiedere un procedimento disciplinare. Perché quindi indignarsi e protestare? Basta presentare l'esposto. E se qualcuno l'avesse già fatto, non guasta che ne giunga più d'uno. CHI HA FATTO COSA. L'Usigrai, il sindacato di base dei giornalisti Rai, ha ottenuto dai Comitati di redazione una presa di posizione dura, che si è trasformata in un comunicato stampa molto più pacato da leggere (letto) durante i telegiornali. Quindi il segretario e il presidente della Fnsi a loro volta sono intervenuti con dichiarazioni molto chiare. Quanto all'Ordine Nazionale non ha diretta competenza: deve attendere il pronunciamento del Regionale. Tuttavia sarebbe bello che il suo Presidente prendesse una qualche pubblica posizione. Si teme che in tal modo venga anticipato un giudizio (il nazionale è "tribunale di seconda istanza")? Precedenti prese di posizione su altri casi stanno a dimostrare l’infondatezza di questo timore. ORDINE, I PRECEDENTI. Più che incartarci nella consueta polemica su Ordine Sì Ordine No, che ciclicamente rilanciamo, anche senza attendere che altri propongano, con o senza referendum, l’abrogazione, è utile andarsi a vedere alcune sentenze che sono state utili alla categoria, ai lettori, alle libertà di tutti (e anche alle dignità…). Piccolo elenco molto parziale tratto dal Massimario OdG del 2008:   Condotta del giornalista e radiazione - Renato Farina (radiazione);   Il giornalista non procaccia pubblicità - Giovanni Gambarotta (6 mesi di sospensione);   Chi dirige un giornale deve rifiutare agevolazioni o condizionamenti- Antonio Del Giudice (radiazione);   Il giornalista non accetta ospitalità o spese di trasferimento per la sua attività professionale - Monica Setta (censura);   Un direttore non chiede ai giornalisti se aderiscono allo sciopero - Cristiano Draghi (censura);   Calciopoli, responsabilità deontologica di un giornalista -Tony Damascelli (sospensione 4 mesi);   Non può esserci libertà di stampa senza osservanza dei doveri professionali - Luca Fazzo (sospensione 6 mesi);   Deontologia e attività non propriamente giornalistica - Cesara Buonamici (sospensione 2 mesi);   Insulti e attacchi personali contro colleghi - Nicola Forcignanò (avvertimento); Molte delle sentenze del Consiglio Nazionale dell'Ordine non prendono in esame reati perseguibili penalmente o civilmente, insomma non sono da galera, ma costituiscono gravi violazioni delle regole deontologiche. In mancanza dell'Ordine chi penserebbe a salvaguardare i cittadini e i colleghi da comportamenti scorretti? 2009, NO A CIARRA. Nell'ultimo Consiglio l’Ordine nazionale ha respinto la domanda di Giuseppe Ciarrapico che chiedeva l'iscrizione all'Albo dei pubblicisti. La documentazione era presentata e firmata dai direttori che lui stesso ha assunto. Gli stessi direttori sostenevano anche di averlo retribuito per gli articoli prodotti e firmati con uno pseudonimo (per non esporsi, vista la sua intenzione di entrare in politica). Alla domanda su perché volesse il tesserino ha risposto: "Per fare quello che ho sempre fatto, scrivere!" Per carità non sarà un granché, ma anche contro questo i nostri consiglieri hanno dovuto sostenere una piccola battaglia. CONCRETAMENTE che fare, per evitare l’eterno ritorno? Perché ogni volta la polemica non riparta da zero? Concentrare tutte queste nostre belle energie nell’unica battaglia che nei fatti può cambiare (almeno in parte) le regole. Premere cioè sul Parlamento perché vari la nostra bozza di riforma dell’Ordine. Non sarà rivoluzionaria ma certamente è la mediazione più alta che si è potuta raggiungere nel Consiglio nazionale dell’Odg. E l’abbiamo raggiunta con fatica e migliorata con modifiche insperate. Poi, se vogliamo fare “anche” un dibattito, un bel convegno o due, non c’è problema. Più ci si confronta, meglio è. Anzi, uno è già previsto, in autunno, fondati su dati nuovi e inusuali. E partirà proprio da Milano…
       
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