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La convergenza telefono-tv-web aggrava il divario digitale


(ASCA) - Roma, 16 giu - L’innovazione tecnologica promuove la convergenza tra servizi telefonici, tv e Internet ma una spinta verso la deregolamentazione, secondo un ricercatore in telecomunicazioni della Penn State University, Pennsylvania, potrebbe lasciare alcuni clienti sul lato sbagliato del digital divide. E’ quanto si legge nella newsletter di Media Duemila. Rob Frieden, ricercatore e professore di telecomunicazioni e di diritto presso la Penn State University ha sottolineato come questo divario ”non sarà necessariamente tra ricchi e poveri ma tra l’informazione ricca e l’informazione povera”. Negli Stati Uniti, infatti, secondo lo studioso, le compagnie telefoniche vogliono liberarsi del loro ruolo di pubblico servizio perchè il grande cambiamento che la convergenza e la disponibilità di nuove tecnologie di comunicazione, come i telefoni cellulari e la fibra ottica (per esempio le apparecchiature in fibra ottica sono spesso usate per ”Voice Over Internet Protocol - Voip - una tecnologia che usa la banda larga per mandare voce, testo e fax), sta portando nelle nostre vite ha determinato un sostanziale mutamento anche nel mercato. Tuttavia, continua lo studioso, non tutte queste tecnologie sono accessibili e diffuse come il telefono fisso che utilizza il cavo in rame, infatti molte zone rurali potrebbero rimanere fuori dal servizio. Gli abitanti di queste zone più disagiate potrebbero, ad esempio, sostituire i telefoni fissi con i cellulari ma, oltre ad evidenziare un diverso costo imposto dalle compagnie rispetto al fornitore di linea fissa, Rob Frieden si e’ dichiarato piuttosto scettico sull’affidabilità del servizio di telefonia mobile rispetto a quella fissa. E in Italia? Secondo la commissaria Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea, sebbene ”il 41% degli italiani adulti non abbia mai usato Internet, ogni cittadino potrebbe trarre dei vantaggi da questo mezzo. Si pensi ad esempio all’utilità dei nuovi servizi di sanità online (e-Health) per i cittadini che nei prossimi anni avranno un’età superiore a 65 anni (uno su tre). Inoltre ”investire nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione conviene: le Ict offrono rendimenti piu’ elevati della maggior parte degli altri investimenti di capitale” e ha ricordato che l’uso della banda larga in Italia è del 10% inferiore ai livellli di Francia e Germania. L’Italia quindi, rinuncia ad un 1-1,5% extra del PIL. Un dato confortante che ci riguarda, secondo il Ministero dello Sviluppo economico è costituito dal fatto che, mentre per la diffusione della larga banda fissa, l’Italia è indietro rispetto all’Europa, per le connessioni mobili (chiavette Usb e card per servisi dati), la media nazionale supera quella europea.
       
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