di Massimo Marciano *
Un atto concreto a favore dei giornalisti precari con bassi redditi e una vita professionale discontinua, destinati ad avere pochi e bassi contributi e quindi un futuro previdenziale molto problematico a causa del sistema di calcolo interamente contributivo, così come voluto dalla legge, delle pensioni dell'Inpgi 2. Il Comitato amministratore della Gestione separata Inpgi ha introdotto delle opportunità nuove e degli importanti strumenti di sostegno, che vanno incontro a diverse aspettative di freelance e precari, nel nuovo Regolamento dell'Inpgi 2, che ha ricevuto il 30 gennaio l'approvazione definitiva da parte dei Ministeri
vigilanti (Lavoro ed Economia) ed è quindi ora in vigore.
L'innovazione sicuramente più importante e di maggiore impatto riguarda la possibilità di
chiedere una indennità “una tantum”, pari al totale dei contributi versati per la pensione
maggiorati degli interessi, qualora al raggiungimento dell'età pensionabile (dal 2013 è 66
anni di età per gli uomini e per le donne) si cessi l'attività giornalistica autonoma senza
aver maturato il diritto a una pensione autonoma all'Inpgi 2.
Si tratta di una norma che favorirà coloro che hanno avuto nella propria vita lavorativa
collaborazioni saltuarie o poco remunerate. Dal 2013, infatti, il diritto alla pensione di
vecchiaia all'Inpgi 2, che prima si otteneva con soli cinque anni di anzianità, si consegue
avendo maturato almeno 20 anni di contribuzione effettiva, ovvero non vent'anni di semplice
iscrizione. Infatti, dal 2012 per tutti i giornalisti libero-professionisti, così come
succede per i co.co.co., è riconosciuta per ogni anno solare un'anzianità contributiva di 12
mesi interi solo qualora il proprio reddito non sia inferiore a quello minimo imponibile
fissato dalla legge per i lavoratori autonomi (attualmente si tratta di circa 15 mila euro).
Con un reddito inferiore, viene attribuito un numero di mesi di anzianità contributiva
proporzionalmente minore.
In parole semplici, l'effetto combinato di queste due norme renderà da ora più facile, a
coloro che hanno redditi bassi o collaborazioni saltuarie, ottenere l'indennità “una
tantum”, ovvero una sorta di “liquidazione” in unica soluzione di un importo pari ai
contributi versati ai fini pensionistici più gli interessi, quando arriveranno ai 66 anni,
invece di ottenere pensioni di pochi spiccioli, come accaduto finora.
In alternativa all'indennità “una tantum”, è possibile chiedere una pensione supplementare,
calcolata sulla base dei contributi versati all'Inpgi 2, qualora si ottenga un trattamento
pensionistico da un altro Ente previdenziale.
Ma le novità non finiscono qui.
Da oggi sarà possibile per gli iscritti all'Inpgi 2 riscattare presso la Gestione separata
il servizio militare o quello del praticantato riconosciuto dall'Ordine dei giornalisti,
qualora tali periodi non siano coperti da alcuna contribuzione previdenziale.
Un provvedimento importante per i co.co.co. è anche l'introduzione di una norma che prevede
la costituzione della rendita vitalizia, a domanda dell'interessato, nel caso sia
intervenuta la prescrizione per i contributi che avrebbe dovuto versare il committente. Tale
rendita vitalizia è pari alla pensione o alla quota di pensione che spetterebbe al
giornalista in relazione ai contributi omessi. Una norma, insomma, che tutela i co.co.co.
nel caso in cui il committente per cui hanno collaborato non abbia versato materialmente i
contributi dovuti. Con la costituzione della rendita vitalizia, il collaboratore non perde
nulla sulla sua futura pensione.
Un'altra novità importante riguarda le giornaliste libero-professioniste. Da oggi potranno
ottenere una indennità di maternità non più esclusivamente rapportata al reddito percepito,
ma otterranno in ogni caso un importo non inferiore all'80% del salario minimo stabilito
dalla legge. Un notevole aiuto per le giornaliste che hanno rapporti professionali saltuari
e a basso reddito.
Sicuramente molta altra strada occorre ancora percorrere per avere un sistema di welfare
adeguato per i giornalisti freelance e parasubordinati. A cominciare dall'individuazione
dell'equo compenso delle collaborazioni giornalistiche, per la quale l'Inpgi ha impegnato in
prima persona il suo presidente, Andrea Camporese, come membro della Commissione che, come
previsto dalla legge, dovrà riunirsi presso la presidenza del Consiglio dei ministri per
definire i parametri dei compensi minimi. E pensando anche all'impegno che occorrerà
chiedere al nuovo Parlamento, che verrà eletto il 24 e il 25 febbraio, di rivedere l'attuale
sistema di calcolo contributivo che è stato imposto dalla legge all'Inpgi 2 e alle altre
Gestioni previdenziali simili per il calcolo delle pensioni: un sistema iniquo, che condanna
intere generazioni di lavoratori ad avere pensioni da fame, dopo una vita lavorativa
precaria, con bassi redditi e lavori saltuari.
Ma le innovazioni introdotte dal 30 gennaio nel Regolamento dell'Inpgi 2 sono un importante
passo in avanti a favore dei giornalisti freelance e precari che il Comitato amministratore
della Gestione separata è riuscito ad ottenere con l'approvazione dei Ministeri vigilanti.
* Consigliere "Inpgi2" (Gestione separata Inpgi)