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Sacrifici in cambio di cosa?


Un giornalista del Corsera (Stefano Jesurum)  manda ai colleghi una lettera. Tema: fare sacrifici in cambio di cosa? Care colleghe e cari colleghi,in attesa che la trattativa tra Azienda e sindacato prenda una direzione precisa - in attesa quindi di essere, noi tutti, chiamati a fare delle scelte e a decidere sul futuro nostro e del giornale -, vorrei condividere con voi una riflessione che (per me) si fa sempre più urgente. Approfitto quindi della vostra pazienza, soltanto qualche minuto... Non v'è dubbio alcuno che al "sacrificio" siamo già stati chiamati: dagli eventi esterni (mercato pubblicitario e dintorni) e dagli eventi interni (scelte del management - almeno a giudicare da ciò che il CdR ha riferito). Non credo nei miracoli, e diffido dal massimalismo. Dovremo sacrificarci anche noi. La domanda che allora mi pongo è, in fondo, sempre la medesima: sacrificarsi per chi? per che cosa? Certamente perché il Corriere continui a essere un giornale autorevole, più libero possibile, ricco di contenuto, curato nella forma. Che guarda avanti, "alto". Di sicuro non perché chi ha guidato fin qui la Rcs da "colpevole" faccia pagare agli "innocenti" il prezzo della crisi e degli errori compiuti. Certamente perché i lettori/cittadini abbiano una informazione completa, moderna, non asservita né compiacente. Di sicuro non perché i pasticci dell'intreccio editoria/governo tolgano le castagne dal fuoco a editori impuri e miopi, oltrettutto sulle spalle dei cittadini/lettori. Certamente perché la redazione ritrovi slancio, e speranza e forza nella battaglie per i diritti e le libertà e le autonomie che spesso proprio da qui sono partite. Di sicuro non per mantenere in questo contesto politico e sociale i privilegi e i corporativismi che allignano nei grandi giornali. Non so voi, io al bisogno di austerità e alla necessità di qualche passo indietro ci credo. Credo che "perderemo" tutti: "perderemo" noi e, se non sarà débâcle, "perderà" l'Azienda. Che tutto questo serva almeno a qualcosa. Vorrei sentir parlare di nuove assunzioni. Vorrei sapere che cosa si pensa di fare con la quindicina di precari che da tempo lavora con noi. Vorrei sapere se, come e quanto si intenda investire sul domani del giornalismo e dell'informazione in questo giornale (on line e dintorni). Io credo che questa sia la vera Linea Maginot. Sennò, amici miei, perché mai dovremmo affrontare i sacrifici? Stefano Jesurum
       
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