Aggiornato al

Riforma dell'Ordine, se va bene sarà un topolino


parto_difficiledi Andrea Leone Dopo un anno e mezzo, la montagna ha partorito il topolino. Una proposta di riforma dell'Ordine peggiorativa rispetto a quella votata all'unanimità dalla scorsa consigliatura a Positano, diventata poi in qualche modo proposta di legge che ora giace su un binario morto in Parlamento. Poteva essere l'occasione per dimostrare che la vituperata categoria dei pennivendoli era in grado, al contrario di quanto abbia fatto il Senato, di autoriformarsi in senso più attuale rispetto alla realtà della professione. Ma di certo il fatto che la proposta sia passata per una dozzina di voti nella pletorica platea dei 144 consiglieri dell'Ordine già non depone a favore. Ci sono (se rimarranno) elementi migliorativi rispetto allo statu quo, come l'accesso unico per via universitaria (vanificato da un contratto di lavoro che prevede l'apprendistato professionalizzante); la riduzione del numero dei Consiglieri (che dopo l'eliminazione della loro funzione disciplinare hanno ben poco da fare), da 144 a 90, mentre le altre professioni ne hanno da 25 a 40; la modifica del rapporto professionisti -pubblicisti in Consiglio, dall'attuale 1a1 a tre a due, mentre nei consigli regionali è due a uno. Questioni di lana caprina, che di fatto non risolvono il problema della categoria a due velocità, perché nella proposta si individua un macchinoso sistema che prevede il passaggio continuo ad libitum tra professionisti e pubblicisti, in teoria comunque obbligati a sostenere l'esame di Stato. L'obiettivo naturale sarebbe un altro: un unico elenco di persone abilitate alla professione, che non consentisse agli editori di giocare su più tavoli, arrivando finalmente a definire chi è giornalista e chi non lo è, superando il confine tra pubblicisti e professionisti, che consente oggi di pagare poco o nulla un lavoro che deve invece arrivare a garantire alti livelli qualitativi. Sarebbe stato necessario un afflato d'orgoglio della categoria, che avrebbe dovuto recuperare la credibilità perduta grazie al gioco al ribasso sul valore economico del lavoro giornalistico, affossato dalla necessità per molti colleghi di sopravvivere con tre euro a pezzo. La minoranza ha provato ad avanzare una proposta più incisiva, che avrebbe consentito una vera riforma dell'Ordine: lungo questa strada abbiamo anche perso dei pezzi, ma non rinunceremo a far comunque sentire la nostra voce, questa volta fuori dal Consiglio dell'Ordine, dal quale è evidente che posso uscire solo topolini.
       
    Il sito Archivio notizie

logo nuova informazione