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La Casagit e i meriti non riconosciuti


di Marco Libelli

Ci avviciniamo all’assemblea Casagit e anche alle elezioni per il rinnovo dell’Ordine, ed è in momenti come questi che, spesso per motivi di propaganda, le informazioni vengono diffuse facendo più attenzione al loro impatto politico che a quello informativo vero e proprio. Per questo, in quanto sindaco supplente della Cassa, volevo chiarire alcune cose e fare il punto sulla situazione che ci aspetta da qui ai prossimi mesi. I meriti non riconosciuti. In questi ultimi giorni non sono mancati interventi che fanno pensare che il Cda precedente, guidato da Andrea Leone, abbia lasciato un buco che avrebbe costretto nel giro di pochi anni gli amministratori a portare in tribunale i bilanci della Casagit. La realtà è un po’ diversa: non entrerò nelle tecnicalità relative alle riserve, su cui è tutto opinabile, ma segnalerò soprattutto l’andamento della gestione caratteristica, cioè quella operativa. Per il 2009 era stato preventivato già dal precedente Cda un “rosso” relativo a questa gestione di 2,7 milioni, una somma che è circa la metà del disavanzo emerso nel 2008 e nel 2007 e che lo riporta ai livelli del 2006, quando tutto andava ancora bene. Questo risultato ovviamente non può che essere attribuito alle manovre messe in campo dal precedente Cda. Nella seconda metà dell’anno è invece emerso che non ci sarebbe neanche quel rosso. Perché? Forse a causa della crisi, forse a causa dei maggiori controlli (che è una politica avviata dal precedente Cda), forse a causa delle verifiche e delle revisioni delle  convenzioni (anche questa una politica avviata dal precedente Cda), forse per tutti questi motivi insieme, c’è stata una contrazione dei ricoveri che ha portato nelle casse della Casagit 3,5 milioni, azzerando così il rosso previsto e quello ulteriore che è stato creato dalla crisi stessa, che lasciando a casa diversi colleghi ha pure ridotto gli introiti contributivi. Ciò detto, mi pare che parlare di disastro sia quantomeno eccessivo. E mi pare che non sia neanche del tutto corretto attribuire esclusivamente a se stessi politiche già avviate in passato, come, appunto, la revisione delle convenzioni. Come anche è poco corretto non sottolineare che a partire da quest’anno gli amministratori della Casagit hanno a disposizione uno strumento contabile, il nuovo bilancio di competenza, che permette di tenere sotto controllo quasi al centesimo e in qualsiasi momento entrate e spese e di individuare tempestivamente le criticità da sciogliere; questo prima non esisteva, e tutto galleggiava in una nebulosa che, quella sì, rischiava di portare la cassa al disastro senza che nessuno se ne accorgesse. Il presente e il futuro. Che sia necessaria una ulteriore stretta su contributi e prestazioni è inevitabile, soprattutto per motivi legati alle nuove caratteristiche sociodemografiche della categoria (la precarietà del lavoro per i giovani colleghi porta meno contributi, l’innalzamento dell’età media rende necessarie maggiori prestazioni). Trovo, da controllore, che l’attuale consiglio di amministrazione stia lavorando bene, senza rinnegare nei fatti quanto seminato in passato (d’altra parte due componenti su 11, tra cui l’attuale presidente, facevano parte del precedente Cda) ma anzi sviluppandone con forza alcuni indirizzi. Il principio di base è quello di definire manovre in grado di mettere a posto in modo strutturale i conti della Casagit, con rigore e trasparenza, tornando al concetto di Casagit come cassa integrativa e non sostitutiva del servizio sanitario nazionale, ma senza dimenticare che alla base deve esserci il principio di solidarietà verso colleghi in difficoltà per motivi di salute propria o dei familiari. In quest’ottica il Cda e i tre membri ordinari del collegio dei sindaci (quindi io non sono testimone diretto ma comunque ho potuto visionare le carte) si è diviso in due commissioni, una per analizzare le misure da introdurre sotto il profilo delle prestazioni, l’altra per quelle relative ai contributi. E’ stato individuato un elenco di iniziative su entrambi i versanti su cui permettetemi di restare generico, perché siamo ancora in fase di discussione all’interno del Cda e non è detto che non cambino. Sotto il profilo delle prestazioni, l’attenzione si focalizza sulla definizione di tetti massimi di contributo Casagit su alcuni interventi di chirurgia non complessi e di ritocchi su rimborsi in diverse aree (dall’odontoiatria alle cure termali, fisioterapia, omeopatia ecc.) senza venire però mai meno al principio della cura e della solidarietà. Sotto il profilo dei contributi, si sta discutendo sui criteri in base ai quali vengono restituite alcune contribuzioni versate “in eccesso” dai soci e sulla parametrazione delle contribuzioni per le fasce di età più giovane. Sotto entrambi i profili ci sarà poi un maggiore impegno sui controlli, andando a fare verifiche sulle convenzioni ma anche sulle posizioni “dubbie” di una serie di soci e associati. Queste misure dovrebbero portare benefici ai conti tra i 2 e i 3 milioni l’anno. Si tratta di misure necessarie per la sopravvivenza, ma chiaramente bisogna andare oltre. Infatti si si stanno gettando le basi per trovare le soluzioni strutturali che equilibrino entrate e uscite. Per questo è stato richiesto l’intervento di un attuario incaricato di individuare l’andamento sociodemografico della categoria da qui a 50 anni; sulla base di questa proiezione sarà possibile individuare con precisione gli scenari e le conseguenti politiche che permetteranno alla Casagit di continuare a sostenere il proprio ruolo senza mettere in pericolo la sostenibilità dei conti. Ovviamente, nei prossimi anni qualcosa dovrà cambiare nell’approccio della categoria ai servizi della Casagit; pensare a una Cassa che faccia le veci del Ssn non è più possibile, ma sono dell’opinione che siamo sulla strada giusta per far sì che la copertura, pur tornando a essere integrativa, continui a mantenere caratteristiche che ne rendono i servizi più estesi rispetto a istituti analoghi. Marco Libelli  
       
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