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Perché mi candido? Perché la casa brucia


di Oreste Pivetta Come qualcuno avrà letto, sono candidato alle prossime elezioni per il consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Consigliere nazionale lo sono già stato, con risultati di cui potrei vantarmi (insieme ovviamente con altri consiglieri come me). Ci provo ancora. Perché? Potrei rispondere citando i punti che stanno nel programma di Rinnoviamo l’ordine: deontologia, formazione, vie d’accesso alla professione, modalità degli esami di Stato, ecc. ecc. Ma vorrei aggiungere un’altra ragione, immaginando lo scetticismo dei colleghi (probabilmente la maggior parte dei colleghi), fino al disinteresse, alla negazione di qualsiasi valore  e di qualsiasi utilità di questo ente nato grazie ad una legge dello Stato di quasi sessant’anni fa. So benissimo che molti considerano l’Ordine come un esattore fiscale, un grigio controllore  di crediti formativi, un professore all’antica che vuole insegnare ma non sa quanto il mondo sia cambiato. Critiche che hanno fondamento. Per questo bisogna riformare, cambiare, rinnovare radicalmente. Ma c’è , appunto, quella ragione in più per cui mi candido e che sta nel disastro che vive il sistema dei media in Italia,nelle difficoltà di ogni genere che incontrano i giornalisti, difficoltà che sommano la mancanza di lavoro, le retribuzioni indecenti, le condizioni al di qua di qualsiasi norma contrattuale alle minacce, alle intimidazioni, alle violenze (basterebbe ricordare quanto avvenuto a Roma solo qualche giorno fa durante la manifestazione dei novax). Ecco. Credo che di fronte a questa situazione, per difendere il loro mestiere, i giornalisti debbano usare tutte le armi a disposizione: in primo luogo la Costituzione, le leggi, ma anche quegli enti che sono nati con il compito appunto di tutelarli, cioè il sindacato e l’Ordine. Non ci piacciono, non ci convince la linea sindacale, consideriamo l’Ordine un vetusto burocrate? Battiamoci per cambiare, ma non rinunciamo ad uno strumento che ci è stato concesso. La speranza è che l’Ordine faccia sentire la sua voce, più che nel passato, voglia sostenere una battaglia politica a difesa del giornalismo e dei suoi valori, in unità di intenti con il sindacato secondo le rispettive responsabilità. Si può fare? Penso di sì. Contano le scelte di ciascuno di noi. Lasciare che il burocrate sopravviva o imprimere una svolta radicale alla condotta del burocrate?
       
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