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Percentuali d'uguaglianza


Premessa. Nel seminario del 30 e 31 maggio 2009, organizzato dalla Federazione internazionale dei giornalisti a Bruxelles e sponsorizzato fra l'altro dall'Unesco, si è discusso delle pari opportunità e dell'eguaglianza di genere nella nostra categoria. A partire dagli uffici, dalle redazioni, dall'organizzazione del lavoro, dal rapporto interpersonale fra donne e uomini, dagli orari e dalle carriere (mancate), dal diverso peso delle buste-paga, giù giù sino alle ingiustizie, le vessazioni, il mobbing, eccetera. Ma poi uscendo anche dalle redazioni e guardando al “prodotto”, per capire come giornaliste e giornalisti interpretino e condizionino la società e gli stereotipi di genere. Se quest'ultimo è un problema planetario, cambia invece molto la gerarchia delle richieste a seconda dello spicchio di mondo in cui capita in sorte di vivere la professione di giornalista. Poiché, se in Europa ad esempio i problemi prevalenti sono di un certo tipo - pur con tutte le differenze che conosciamo fra nord e sud, fra mediterranei e scandinavi - , invece in altre parti del mondo, dove il tasso di discriminazione, violenza e pregiudizio è assai più elevato, il primo problema è uscire da uno stato d’inferiorità legalizzato. La differenza la si può desumere dalle poche righe che ogni area regionale omogenea ha autonomamente elaborato e che sono state inserite in coda al documento. Tutti comunque e insistentemente hanno chiesto al sindacato dei giornalisti sia di normare per quanto possibile, nei contratti di lavoro e vigilando sulla loro applicazione, il diritto-dovere alla parità di genere, sia di promuovere la cultura della parità ovunque, a partire dall'interno del sindacato stesso. E qui è il punto dolente. Occorre infatti che ad esserne convinti siano per primi proprio i sindacalisti ovvero i sindacalisti/giornalisti (l'organizzazione della delega sindacale è diversa da Paese a Paese). Altrimenti come potranno battersi per qualcosa in cui, in fondo in fondo, non credono? Per questo i delegati di tutti i Paesi o aree regionali hanno, in coro, sollecitato l'istituzione di corsi di formazione destinati alla struttura sindacale, nonché l'impegno ad assumere l'eguaglianza di genere fra gli obiettivi prioritari delle trattative sindacali. In quanto rappresentante della Fnsi ho contribuito al testo, ma soprattutto mi sono impegnata a promuoverne l’applicazione entro il mio sindacato d’appartenenza, sollecitando in ciò i vertici federali. Spero che venga preso sul serio e che ne nascano proposte ed un dibattito non formali, anche col prezioso sostegno della Commissione pari opportunità Fnsi. Marina Cosi TESTO “Etica e Genere: eguaglianza all'interno delle redazioni” : DICHIARAZIONE DI BRUXELLES Noi, giunti in sessanta da 45 Paesi di ogni parte del Mondo per partecipare alla Conferenza della Federazione Internazione dei Giornalisti, dal titolo "Etica e Genere: l'eguaglianza all'interno delle redazioni", tenutasi a Bruxelles il 30 e 31 maggio 2009, facendo riferimento a Le convenzioni internazionali dell'Organizzazione internazionale del lavoro sulla parità di trattamento fra uomini e donne La Dichiarazione della Federazione Internazionale dei Giornalisti sulle pari opportunità fra uomini e donne adottata nel 1993 a Harare La risoluzione ed il piano d'azione adottati nel corso del Congresso della Ifj a Seul nel 2001 e la risoluzione sull'eguaglianza dei generi adottata durante il Congresso mondiale della Ifj ad Atene nel 2004. Certi che sia essenziale basarsi su principi di cronaca etici nella lotta contro gli stereotipi legati al genere, contro i comportamenti aggressivi, le persecuzioni, l'ineguaglianza in ambiti quali la carriera, la formazione e la retribuzione, oltre che nella difesa della dignità del nostro lavoro di giornalisti/e e di professionisti/e dei media. Rilevando quanto questo periodo di crisi economica mondiale colpisca più facilmente le donne che gli uomini, Ribadendo che chiunque lavori nei media, redattori e sindacalisti, dovrebbe collaborare al miglioramento di un'etica giornalistica, al rispetto dei diritti e della dignità di tutte le donne, facendo sì che tanto le immagini delle donne sui media quanto la società riflettano la necessità di impedire ogni discriminazione nella vita sociale, economica, politica e culturale, per tutto questo è con un'unica voce che Condanniamo ogni forma di violenza, di persecuzione sessuale e d'intimidazione all’interno della nostra professione, impegnandoci a raddoppiare gli sforzi per porre fine a queste minacce, così che le donne possano procedere nel giornalismo nelle stesse condizioni di serenità e sicurezza dei loro colleghi uomini. I/le partecipanti alla riunione di Bruxelles esigono che questi temi entrino a far parte integrante dei principi fondamentali del lavoro sindacale e vengano evidenziati anche per mezzo di una formazione sulla parità di diritti e di genere. In Africa, i giornalisti si battono per promuovere l'eguaglianza di genere non solo nei media, ma altresì nella società in generale. I partecipanti africani sollecitano la promozione della solidarietà con le donne nel giornalismo e chiedono ai sindacati maggiori misure di sostegno ai bisogni delle professioniste dei media e che incoraggino una copertura mediatica più sensibile al genere. In Asia, dove i giornalisti lottano contro la precarietà dell'impiego e per l'eguaglianza fra i generi entro le stanze della redazione, i partecipanti giunti dall'Asia s’impegneranno a: a) - sostenere dei programmi e dei corsi di formazione basati sull'eguaglianza di genere nei luoghi della rappresentanza sindacale in azienda e coinvolgendo giornalisti, direttori ed editori; b) - elaborare campagne sulla sicurezza del lavoro organizzate dai sindacati e rivolte a tutti i giornalisti; c) - sostenere una formazione sulla sicurezza destinata ai lavoratori dei media impegnati in zone di guerra d) - infine organizzare riunioni annuali sul tema dell'eguaglianza di genere con gli altri associati all'Ifj in Asia. In America Latina, i giornalisti si sforzano di difendere i diritti universali delle donne nella scia dei principi della Dichiarazione di Buenos Aires, datata 30 agosto 2008. Esortano la Ifj, con la mediazione dell’ufficio regionale, a condurre uno studio sulla condizione socio-economica delle lavoratrici e chiedono alla FEPALC, il gruppo regionale dell’Ifj, di creare un ruolo di Segretaria al Genere che collaborerà coi sindacati dell’area regionale in vista della preparazione di campagne concrete destinate a rinforzare il genere e la leadership femminile. In Europa, i partecipanti alla riunione fanno notare come i giornalisti, che già si battono per contenere gli effetti della crisi finanziaria, si trovano parimenti ad affrontare una mutazione profonda che implica la convergenza delle diverse piattaforme mediatiche. I problemi che attualmente le donne si trovano ad affrontare sono accentuati dagli editori che con la scusa delle difficoltà finanziarie traggono profitto dalla posizione già vulnerabile delle giornaliste. In questo periodo di crisi dell’occupazione, di scarsità di incarichi e di degrado delle condizioni di lavoro, i sindacati debbono assicurarsi che il tema dell’eguaglianza non venga marginalizzato e dimenticato durante le future trattative contrattuali di categoria. I partecipanti alla riunione chiedono alla Ifj e alla sua organizzazione regionale – la Federazione Europea dei Giornalisti – di promuovere con forza l’eguaglianza dei diritti come uno degli elementi di negoziazione nelle trattative sindacali e di assumere iniziative concrete per imporlo. In Medio Oriente, i partecipanti alla riunione segnalano che i giornalisti lottano contro la discriminazione e l’esistenza d’un soffitto di cristallo che emargina le donne dalle posizioni dirigenziali e dalle promozioni di carriera. I partecipanti alla conferenza sollecitano la Ifj ed il suo Consiglio di genere ad introdurre strutture di genere nei sindacati, laddove non esistano, e ad insistere affinché tutti gli associati incoraggino le donne a mettersi in gioco in un ruolo da leader. In particolare è necessario lottare contro la violazione dei diritti dei giornalisti nelle zone di conflitto come la Palestina e l’Iraq, dove i giornalisti finiscono sotto il fuoco incrociato di tutte le parti politiche. Deve esistere una libertà di movimento tanto quanto la libertà di lavorare liberamente nel mondo del giornalismo. In conclusione, i partecipanti ringraziano il Ministro norvegese degli affari stranieri, l’UNESCO, International Media Support, il coordinamento sindacale LO/TCO e la Ifj per aver reso possibile questo evento ed esortano la Ifj, con tutte le associazioni affiliate d’ogni provenienza regionale, ad adottare come prioritarie le misure e le indicazioni elaborate nel corso di questa riunione.
       
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