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Inpgi, approvato il bilancio 2025
Sede centrale Inpgi a Roma (CC BY-SA 4.0).
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Previdenziale

Inpgi, approvato il bilancio 2025

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Guido Besana Nessuna valutazione
 

Il Consiglio di indirizzo generale dell’Inpgi nella seduta del 23 aprile scorso, su proposta del Cda, ha approvato il bilancio consuntivo del 2025. È il primo bilancio che non contiene elementi riconducibili alla gestione sostitutiva, passata in capo all’Inps nel 2022 con un processo lungo e complesso.

Il risultato al 31 dicembre, ovvero l’utile di esercizio, è stato di 233 milioni 529.384 euro, il che porta il patrimonio netto a un miliardo 227 milioni 914.352 euro. Risultati eccezionali determinati in buona parte dal fenomeno delle ricongiunzioni, il trasferimento cioè dei contributi dall’Inps all’Inpgi. Su 260,774 milioni di euro di contributi 186,247 derivano infatti dai montanti contributivi trasferiti in base alla legge 45 del 1990, a fronte di 66,647 di contributi obbligatori, in linea con il 2024. Per contro la spesa per pensioni è stata di 21,904 milioni, rispetto ai 12,377 dell’anno precedente. Altre voci rilevanti del bilancio sono i 13,189 milioni di risultato della gestione patrimoniale, in crescita di circa due milioni, e i 10,890 milioni di costi di struttura, in calo rispetto agli 11,725 del 2024.

Vediamo quindi un patrimonio in crescita ultrarapida, contributi non obbligatori che si impennano (+115.794.989 ), un numero crescente di pensionati, da 2.118 a 2.656, e con pensioni più alte che passano da una media di 4.627 a 7.109 euro lordi annui.

Tutto questo è riconducibile all’attrattiva esercitata dalla normativa sulle ricongiunzioni che permette a chi è iscritto all’Inpgi e non ha un rapporto di lavoro dipendente di trasferire il proprio montante contributivo dall’Inps all’Inpgi con una rivalutazione che per chi ha avuto redditi alti compensa la perdita causata dal passaggio a un sistema contributivo puro; ormai molte aziende usano questa prospettiva per rottamare i giornalisti al posto dei più complicati prepensionamenti.

Difficile immaginare il bilancio Inpgi al netto di questo effetto, ma è chiaro che pensioni medie lorde sotto i 5mila euro annui sono il risultato di redditi da fame per poco tempo cucinati con un sistema contributivo che stride con il dettato del secondo comma dell’articolo 38 della Costituzione: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Il Cda e il Consiglio Generale dovranno discutere e deliberare nuove misure di welfare e ragionare su come riscrivere Statuto e Regolamenti, secondo molti di noi dovranno anche spingere per una nuova delibera della commissione sull’equo compenso e sull’innovazione contrattuale a favore dei lavoratori autonomi, ma purtroppo sono strade complicate e lunghe.

       
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